Con il III e soprattutto IV sec., nelle campagne della Padania si verificavano importanti cambiamenti nell’uso dei suoli e nella loro proprietà. Ad un’occupazione capillare dei terreni agricoli e al loro sfruttamento a pieno regime, si sostituiscono grandi latifondi, nella mani di poche famiglie di proprietari che subentrano gradualmente alla proprietà.
I grandi fundi tardoantichi sviluppano un’economia mista, agricola ma specialmente silvo-pastorale: le domus vengono adibite a luoghi per l’otium e il riposo, come ricorda anche S. Agostino in una sua lettera, e il territorio si presenta ricco di loca amena tra boschi e corsi d’acqua.
Nella toponomastica attuale rimangono ancora numerosi relitti di tale situazione, così che la distribuzione dei fundi si puo’ ricostruire con sufficiente chiarezza: molti nomi del luogo, infatti continuano la denominazione antica, come aggettivi in ano/-ana di nomi propri che ricordano gli antichi proprietari.
Così, ad esempio, Mariano Comense da Marius, Poviglio da Popilius, Paderno da Paternus.
In qs. elenco va a buon diritto inserito anche Cassano, come antica proprietà di CASSIUS.
Qs. ricostruzione trova ulteriore conferma nella denominazione dell’abitato in età medievale: quando per la prima volta un documento del 1206 cita due abitanti del luogo: Petrinus de Mirabile et Adaminus Salimbene de loco Cassiano Magniago
Nei secoli successivi, la corruttela ha modificato il nome, ma la derivazione del toponimo prediale romano è indubitabile e risale molto probabilmente alla tarda romanità (sec IV-V).
Quanto a Magnago, sembra indicativa durante il Basso evo della Contrada Magnaghi nella parrocchia di S.Giulio: il nome deriva certo da un prediale antico, ma il suffisso ago sembrerebbe di derivazione longobarda.
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